In concorso al Doclisboa 2012

Category : Dai festival

Doclisboa_2012_1Il Doclisboa arriva nel 2012 alla decima edizione, sotto il segno della profonda crisi economica e sociale che ha colpito il Portogallo con più violenza che in altri paesi. Anche a chi si trattenga a Lisbona solo per la durata del festival non possono sfuggire eloquenti indizi come i cartelli e le scritte di protesta per le strade o le manifestazioni davanti al palazzo di San Bento, sede del Parlamento. Nonostante i drastici tagli alle spese culturali il festival ha potuto offrire anche quest’anno una ricca programmazione tra film in concorso e fuori concorso.
Segnaliamo due film presentati nel concorso internazionale lungometraggi: People’s Park di Libbie D. Cohn, J. P. Sniadecki e Sofia’s Last Ambulance di Ilian Metev.

People’s Park di Libbie D. Cohn, J. P. Sniadecki, USA – Cina, 2012, 78′, colore, HD
People's Park Un film costituito da un unico, incredibile, virtuosistico piano sequenza girato nel corso di un giorno festivo in un affollato parco pubblico a Chengdu, nella provincia cinese del Sichuan.
People’s Park supera i limiti di quello che avrebbe potuto essere un semplice esercizio di stile e cattura lo sguardo (e l’udito) dello spettatore, trascinandolo in giro per il parco, verso persone e gruppi che passeggiano, chiacchierano, mangiano, ballano a suon di musica, o si danno a un’attività tipicamente cinese, la calligrafia. Il film ha comportato una non indifferente performance fisica da parte dell’operatore, dato l’uso ininterrotto della steadycam per oltre un’ora e un quarto. Nel giro di qualche minuto lo spettatore, inizialmente solo curioso, viene coinvolto in una sorta di trance visiva, una epifania cinematografica che lo tiene incollato allo schermo fino alla fine. Tutto questo è stato espresso nel modo migliore dal critico e curatore canadese Shelly Kraicer: “though it may start out with what feels like unadorned observation, slowly gathers a kind of ecstatic, trance-like groove, building to a rapturous climax, as people, movement, music, image and sound dance together: this is as close to pure pleasure as cinema can provide”1.
Il movimento – quasi estraneo alle leggi della fisica – della camera, che sembra muoversi su un cuscino d’aria, senza incertezze né passi falsi, è certamente frutto di una lunga e accurata pianificazione.  Ci sono però altri fattori legati alla rappresentazione dello spazio e dell’ambiente sonoro che hanno certamente contribuito alla riuscita del film e sui quali sarebbe interessante riflettere. La struttura apparentemente complessa del giardino e probabilmente l’itinerario prescelto dagli autori ha permesso loro di muoversi per 78 minuti in uno spazio, seppur ampio comunque finito, senza incorrere in sostanziali déjà vu, dando allo spettatore la sensazione di stare facendo un “viaggio” molto più esteso di quanto non fosse in realtà fisicamente. I suoni, e in particolare le musiche diegetiche legate a singoli luoghi (es. la pista da ballo), entrano ed escono dal campo uditivo e, contribuendo a marcare il passaggio da una zona all’altra del parco, accentuano anch’essi la percezione di movimento, di “viaggio” nello spazio. Altro ruolo importante svolto dal succedersi dei campi sonori è quello di contribuire a strutturare in capitoli il piano sequenza complessivo, in quanto se il paesaggio visivo non muta mai radicalmente nel corso del film, quello sonoro può permettersi una varietà molto maggiore, dal frinire delle cicale alla musica dance. Dal momento che ogni narrazione umana da tempi ancestrali utilizza la struttura del viaggio e delle tappe, questa scansione di fatto della macrosequenza in capitoli è certamente un altro dei fattori che contribuiscono a tener viva l’attenzione dello spettatore di fronte a un film apparentemente così inusuale.
Se People’s Park si impone all’attenzione per le sue caratteristiche visive, non va però sottovalutato il suo valore “etnografico”: alla fine del film, oltre ad avere assistito a uno spettacolo di puro cinema, lo spettatore ha sfiorato con lo sguardo centinaia di persone di tutte le età impegnate nelle più varie occupazioni e senza accorgersene ha appreso molto sulle abitudini e i passatempi degli abitanti di Chengdu.

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Sofia’s Last Ambulance di Ilian Metev, Bulgaria – Croazia – Germania, 75′, colore, HD
Un medico, un’infermiera, l’autista di un’ambulanza e molte, molte buche. I protagonisti di questo film corrono ogni giorno avanti e indietro per le strade della capitale bulgara e della sua periferia, lavorando duro con gli scarsi mezzi a disposizione per salvare vite e aiutare persone con problemi di ogni genere. Girato a Sofia nell’arco di due anni, esempio riuscito di cinema diretto, il film è basato su una evidente complicità dei protagonisti tra loro e con la troupe, costituita da due sole persone: regista e fonico. Lo spazio ridotto a bordo di un’ambulanza in servizio, la necessità di non intralciare durante gli interventi e di rispettare la privacy dei pazienti ha determinato alcune scelte di regia. Metà delle immagini che costituiscono il film sono infatti state girate attraverso una telecamera posizionata sul cruscotto, mentre regista e fonico si trovavano, invisibili, nella parte posteriore dell’ambulanza. I tre membri della squadra sono ripresi a turno, in primo piano, senza nessuna possibile profondità di campo, con la parete posteriore dell’abitacolo immediatamente dietro le spalle. Questo contesto estremamente limitativo passa in secondo piano grazie all’interazione umana che si sviluppa tra i protagonisti e al ruolo catalizzatore dell’estroversa infermiera Mila. L’altra metà delle immagini è girata camera a spalla durante gli interventi, che vanno dall’attacco cardiaco all’incidente stradale, all’assistenza a tossicodipendenti; dei pazienti si vedono i corpi, ma mai i volti. Il film evita rigorosamente ogni spettacolarizzazione dei contesti a volte tragici, concentrandosi sulle emozioni dei membri della squadra e sull’andamento della loro motivazione, alle prese con una professione non facile, con le ripercussioni dei tagli alle spese sanitarie e, a volte, con i propri problemi personali. Già premiato tra l’altro a Cannes e Karlovy Vary, il film ha vinto il Prémio especial do Júri Doclisboa – Menção Especial, che non sarà certamente l’ultimo.
M.T.

Pagina di Wikipedia dedicata al film

Sito ufficiale del film

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  1. v. la scheda di People’s Park redatta da Shelly Kraicer per il Vancouver International Film Festival:  http://www.viff.org/festival/films/f5218-peoples-park

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